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«Studiate, informatevi. Solo così potrete essere davvero liberi e non essere mai schiavi di nessuno!». Si è rivolto così il giornalista Paolo Borrometi al gremitissimo pubblico di giovani che lo hanno ascoltato ed applaudito dall’inizio alla fine del suo racconto. La conferenza, che si è tenuta nell’aula Magna del Nautico e alla quale hanno preso parte tutti gli studenti di quinta del dell’IIS Galilei Artiglio, è stata organizzata dalla Fondazione Antonino Caponnetto. A fare gli onori di casa ci ha pensato il dirigente scolastico Nadia Lombardi che ha dichiarato: «Sono onorata e commossa di poter ospitare Paolo Borrometi, un uomo che sta impegnando la sua vita in difesa della legalità e della nostra Costituzione. Credo che sia importantissimo per i nostri studenti poter ascoltare le sue parole e scoprire da vicino che ci sono persone che ancora oggi, soprattutto oggi, vivono per contrastare la mafia». A rappresentare la fondazione Caponnetto c’era Ornella Rosolini, che, dopo aver letto un passo del nuovo libro di Borrometi “Un morto ogni tanto”, ha aggiunto: «Paolo ha fatto e sta facendo tantissimo per il nostro paese, mettendo nero su bianco, senza timore, i nomi dei mafiosi italiani e dei loro collegamenti con l’estero. Insomma – conclude – Paolo sta rendendo visibile la battaglia alla mafia fino ad oggi invisibile».  E poi in un alternarsi di domande e risposte tra il giornalista di Canale 50 Gabriele Altemura e Borrometi, è venuta fuori tutta la vita del giornalista siciliano che non teme a raccontare neanche le sue paure: «Il timore è un sentimento che abbiamo tutti, io per primo. Hanno cercato di farmene di tutti i colori: dalle minacce telefoniche a quelle sui social, hanno anche cercato di farmi fuori. Volevano piegarmi in tutti i modi, ma non ci sono riusciti. Non bisogna cedere alla paura, perché sarebbe come cedere ad un ricatto; la paura va rielaborata senza cedere – ripete – altrime

nti sarebbe come morire dentro. Uno dei problemi dei giorni nostri è la rassegnazione, è il dire che tutto va male e non ci si può fare niente. Non è vero! Il mondo può essere migliorato, basta volerlo». E poi si scaglia contro gli uomini della mafia e sottolinea: «Non chiamateli uomini d’onore perché non lo sono. Al contrario sono persone che senza remore hanno ucciso uomini, donne e bambini. Quando i sindaci dichiarano che nei loro comuni non esiste la malavita è un chiaro invito per la mafia, è come se dicessero “venite pure, tanto non vi riconosciamo”! E invece queste organizzazioni sono ovunque e dobbiamo combatterle. I giornalisti devono raccontare e informare, devono essere le loro spine nel fianco. Sempre». Paolo Borrometi, classe 1983, vive ormai da anni con la scorta, non è libero di andare ad un concerto o allo stadio a vedere la su

a squadra giocare, ma il suo concetto di libertà è molto più alto e a gran voce lo ribadisce ai giovani: «La libertà più importante è quella di pensiero, di parola e questa non potrà mai togliermela nessuno. Il mio sogno fin da bambino – racconta – era quello di fare il giornalista e ci sono riuscito. Imparate a seguire i sogni perché nel momento in cui lo fate, ne avete già raggiunta una parte».

Eleonora Prayer